Sempre più istituti scolastici stanno adottando un regolamento interno sull'uso dell'intelligenza artificiale. Non è un adempimento imposto da una norma specifica, ma la conseguenza logica di un fatto: l'IA è già usata da studenti, docenti e segreterie, e una scuola che vuole adottare l'intelligenza artificiale in modo responsabile ha bisogno di regole scritte, approvate e conosciute da tutti. Senza regole scritte ciascuno decide da solo; con un regolamento l'istituto stabilisce una cornice comune su usi consentiti, divieti, dati, autorizzazioni e responsabilità.

Questa guida spiega perché serve un regolamento, chi ha la competenza per approvarlo, come strutturarlo sezione per sezione, con un modello commentato da adattare al proprio contesto, e quale iter seguire fino alla delibera, evitando gli errori più comuni.

Perché serve un regolamento interno sull'IA

Le Linee guida per l'introduzione dell'intelligenza artificiale nelle istituzioni scolastiche (versione 1.0, allegate al DM 166 del 9 agosto 2025) chiedono alle scuole di governare l'ingresso dell'IA: requisiti etici e tecnici, protezione dei dati, scelta dei fornitori, formazione, mitigazione dei rischi. E ricordano che ogni scuola, quando utilizza sistemi di IA, agisce come deployer ai sensi dell'AI Act (Regolamento UE 2024/1689): non produce la tecnologia, ma risponde di come la usa.

Un regolamento interno serve esattamente a questo. Traduce i principi delle fonti sovraordinate (AI Act, GDPR, Legge 132/2025, Linee guida MIM) in regole concrete per la propria comunità scolastica. E produce tre effetti pratici:

  • certezza: docenti, studenti e personale sanno cosa è consentito, senza interpretare da soli regolamenti europei;
  • tutela: l'istituto dimostra di aver adottato misure organizzative adeguate, un elemento che pesa in caso di incidenti sui dati;
  • coerenza educativa: le regole sull'IA entrano nel patto formativo tra scuola, studenti e famiglie.

Diverse scuole hanno già percorso questa strada: il Liceo scientifico De Giorgi di Lecce, ad esempio, ha pubblicato un regolamento sull'uso dell'IA articolato in titoli e articoli, approvato dal Consiglio di istituto. Non serve inventare da zero: serve capire la struttura e adattarla.

Chi lo approva: Consiglio di istituto o Collegio dei docenti?

La domanda arriva sempre, ed è bene chiarirla subito, perché un regolamento approvato dall'organo sbagliato nasce fragile.

Il Consiglio di istituto è l'organo che adotta il regolamento interno dell'istituto, secondo le attribuzioni del D.lgs. 297/1994. Il regolamento sull'uso dell'IA è a tutti gli effetti un regolamento di organizzazione e funzionamento: riguarda studenti, personale, famiglie, uso delle dotazioni, comportamenti sanzionabili. La delibera di adozione spetta quindi al Consiglio di istituto.

Il Collegio dei docenti ha invece potere deliberante in materia di funzionamento didattico. Non approva il regolamento, ma al Collegio spetta la proposta sulla dimensione didattica delle regole: usi consentiti in classe, dichiarazione dell'uso dell'IA nei compiti, rapporto tra IA e valutazione, integrazione nel curricolo. La sequenza corretta è: il Collegio delibera la parte didattica come proposta, il Consiglio di istituto adotta il regolamento nel suo complesso.

Accanto ai due organi collegiali ci sono altri ruoli da coinvolgere:

  • il dirigente scolastico, che promuove l'iniziativa, garantisce la legittimità dell'iter e cura l'attuazione;
  • il DSGA, per l'uso dell'IA in segreteria, gli acquisti e la gestione documentale;
  • il DPO (responsabile della protezione dei dati), da consultare su tutte le parti che toccano dati personali, in particolare di minori;
  • l'animatore digitale e il team per l'innovazione, che spesso redigono materialmente la bozza.

Tutto questo si muove nella cornice dell'autonomia scolastica (DPR 275/1999): ogni istituto adatta le regole al proprio contesto e all'età dei propri studenti. Un regolamento per un liceo non può essere identico a quello di un istituto comprensivo con alunni della primaria.

La struttura del regolamento, sezione per sezione

Quello che segue è un modello commentato: non un testo da copiare, ma l'ossatura delle sezioni che un buon regolamento IA dovrebbe contenere. È la struttura che si ritrova, con varianti, nei regolamenti già pubblicati dagli istituti.

1. Finalità e principi generali

La sezione di apertura dichiara perché il regolamento esiste e a quali principi si ispira: centralità della persona e della relazione educativa, supervisione umana su ogni decisione che riguarda studenti e personale, trasparenza sugli usi dell'IA, minimizzazione dei dati, non discriminazione, equità di accesso. Qui va scritta anche la regola madre: l'IA supporta, non sostituisce. Nessun sistema di IA decide voti, sanzioni, ammissioni o giudizi sulle persone.

2. Definizioni e ambito di applicazione

Sezione breve ma indispensabile. Definire cosa si intende per sistema di intelligenza artificiale (conviene rinviare alla definizione dell'AI Act, senza parafrasarla in modo creativo), per IA generativa, per strumento autorizzato. Precisare a chi si applica il regolamento (studenti, docenti, personale ATA) e in quali contesti: attività didattiche, attività amministrative, dispositivi personali usati per finalità scolastiche.

3. Strumenti autorizzati e procedura di adozione

È la sezione più operativa. Non basta scrivere "si possono usare strumenti di IA": bisogna distinguere.

  • strumenti istituzionali, adottati formalmente dalla scuola, in versione education o enterprise, con verifiche sui dati e accordi con il fornitore;
  • strumenti ammessi con limitazioni, ad esempio solo su contenuti pubblici o dati anonimi;
  • strumenti vietati, perché non offrono garanzie sui dati o perché richiedono profilazione.

Il punto qualificante è la procedura di autorizzazione dei nuovi strumenti: chi propone, chi valuta (referente digitale e DPO), chi autorizza, dove viene pubblicato l'elenco aggiornato degli strumenti approvati. Per le regole d'uso delle diverse categorie di utenti conviene lavorare anche su una policy di uso accettabile dell'IA, naturale complemento operativo del regolamento.

4. Usi vietati

La sezione dei divieti va ancorata all'AI Act, che nell'Allegato III classifica come ad alto rischio i sistemi di IA usati nell'istruzione per determinare accesso e ammissione ai percorsi formativi, valutare i risultati dell'apprendimento, stabilire il livello di istruzione adeguato a una persona, monitorare comportamenti vietati durante prove ed esami. Su questi profili è utile la raccolta di domande e risposte sull'AI Act nel settore educativo.

In un regolamento di istituto, i divieti tipici sono:

  • usare l'IA per decisioni automatizzate su valutazioni, sanzioni, ammissioni o giudizi sulle persone senza controllo umano effettivo;
  • inserire in strumenti non autorizzati dati personali di studenti, famiglie o personale;
  • usare sistemi che raccolgono dati biometrici o profilano gli studenti;
  • usare l'IA per sorvegliare gli studenti fuori dai casi e dalle garanzie previsti dalla normativa;
  • per gli studenti, presentare come proprio un elaborato prodotto integralmente dall'IA senza dichiararlo.

5. Protezione dei dati personali e tutela dei minori

Sezione da scrivere con il DPO. I contenuti minimi: il richiamo ai principi del GDPR (liceità, minimizzazione, limitazione delle finalità, sicurezza), l'elenco dei dati che non devono mai entrare in strumenti non autorizzati (nomi, voti, diagnosi, PEI e PDP, dati sanitari, situazioni familiari, immagini riconoscibili, provvedimenti disciplinari), la valutazione d'impatto quando il trattamento presenta rischi elevati, la verifica dei fornitori.

Qui entra anche la Legge 132/2025, la legge italiana sull'intelligenza artificiale: l'accesso alle tecnologie di IA da parte dei minori di 14 anni, con il connesso trattamento dei dati, richiede il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale; il minore che ha compiuto 14 anni può esprimere da sé il consenso, purché informazioni e comunicazioni siano facilmente accessibili e comprensibili. Per un istituto comprensivo questa distinzione cambia concretamente le regole tra primaria e secondaria. Il tema è approfondito nella guida su IA e privacy a scuola tra GDPR, AI Act e Legge 132.

6. Regole per gli studenti

La parte che studenti e famiglie leggeranno per prima. Deve dire: quando l'uso dell'IA è consentito nelle attività didattiche; l'obbligo di dichiarare l'uso dell'IA negli elaborati, secondo le modalità indicate dai docenti; il principio che l'uso non dichiarato, quando l'IA ha prodotto il lavoro al posto dello studente, è equiparato al plagio; le differenze per età e ordine di scuola. Conviene formulare le regole in positivo: non solo divieti, ma esempi di usi legittimi (farsi spiegare un concetto, generare domande di autoverifica, confrontare versioni di un testo).

7. Regole per i docenti

Il regolamento deve garantire due punti fermi. Primo: la valutazione resta un atto umano; l'IA può assistere nella preparazione, ma il giudizio su un elaborato e il voto sono responsabilità esclusiva del docente. Secondo: i docenti usano solo strumenti autorizzati quando trattano contenuti riferibili a studenti, e lavorano su testi anonimizzati quando chiedono a un sistema di IA di analizzare elaborati. Utile anche prevedere che ogni docente esponga alla classe, a inizio anno, quali usi sono ammessi nella propria disciplina e come si dichiara l'uso dell'IA.

8. Regole per la segreteria e l'amministrazione

Sezione spesso dimenticata, ma la segreteria è l'area a rischio più alto: tratta iscrizioni, certificazioni, dati sanitari, provvedimenti, rapporti di lavoro. Le regole minime: uso dell'IA consentito su documenti pubblici o contenuti anonimi (sintesi di note ministeriali, bozze di circolari, FAQ per le famiglie); divieto di inserire dati personali in strumenti generativi non autorizzati; procedure scritte per i casi d'uso ricorrenti, definite e controllate con il DSGA.

9. Violazioni e gestione degli incidenti

Un regolamento senza conseguenze è un manifesto di intenzioni. Questa sezione collega le violazioni degli studenti al regolamento di disciplina dell'istituto (con gradualità e finalità educativa delle sanzioni) e richiama, per il personale, le ordinarie responsabilità professionali. Va prevista anche la procedura per gli incidenti sui dati: a chi segnalare, in che tempi, con quale coinvolgimento del DPO, in coerenza con le procedure di data breach già adottate.

10. Formazione, monitoraggio e aggiornamento

L'ultima sezione impegna la scuola su tre fronti: formazione periodica di docenti, personale ATA e studenti; monitoraggio dell'applicazione, con un referente individuato (tipicamente l'animatore digitale con il supporto del DPO); revisione periodica, almeno annuale, indicando chi propone gli aggiornamenti e con quale procedura si approvano.

L'iter di adozione, passo per passo

Il percorso ragionevole per arrivare alla delibera è questo.

  1. Censimento degli strumenti già in uso. Prima di scrivere regole, fotografare la realtà: quali strumenti di IA usano già docenti, studenti e segreteria, per quali finalità, con quali dati. Senza censimento, il regolamento disciplina un istituto immaginario.
  2. Redazione della bozza. Un gruppo di lavoro ristretto (animatore digitale, uno o due docenti, DSGA, con la consulenza del DPO) redige la bozza sulla struttura vista sopra, adattandola all'ordine di scuola.
  3. Consultazione. La bozza passa al Collegio dei docenti, che delibera la proposta sulla parte didattica. È buona prassi raccogliere osservazioni anche dai genitori e, nelle secondarie di secondo grado, dagli studenti: un regolamento discusso viene applicato, uno calato dall'alto viene aggirato.
  4. Delibera del Consiglio di istituto. Il testo consolidato arriva in Consiglio con la proposta del Collegio e il parere del DPO. La delibera va verbalizzata con chiarezza, indicando la data di entrata in vigore.
  5. Pubblicazione. Il regolamento si pubblica all'albo online e sul sito dell'istituto, insieme all'elenco degli strumenti autorizzati.
  6. Comunicazione a famiglie e studenti. La pubblicazione non basta: serve una comunicazione dedicata alle famiglie, la presentazione nei consigli di classe, l'integrazione nel patto educativo di corresponsabilità e, per i minori di 14 anni, la gestione dei consensi dove richiesti.

Gli errori da evitare

  • Copiare un regolamento di un'altra scuola senza adattarlo. La struttura si può riprendere, i contenuti no: età degli studenti, strumenti in uso e organizzazione cambiano tutto.
  • Farlo approvare solo dal Collegio dei docenti: la delibera di adozione spetta al Consiglio di istituto.
  • Scrivere solo divieti. Un regolamento che vieta tutto spinge gli usi nell'ombra: servono anche gli usi consentiti e la procedura per autorizzare strumenti nuovi.
  • Ignorare la segreteria. È l'area con i dati più delicati e spesso l'unica esclusa dal testo.
  • Dimenticare il DPO. Le sezioni su dati e minori scritte senza il suo contributo sono le prime a cadere alla prova dei fatti.
  • Citare norme a caso. Meglio pochi riferimenti verificati che elenchi di articoli imprecisi.
  • Approvarlo e abbandonarlo. Senza formazione, monitoraggio e revisione annuale, il regolamento diventa carta dopo un anno.

Domande frequenti sul regolamento IA a scuola

Il regolamento sull'uso dell'IA a scuola è obbligatorio?

Non esiste una norma che imponga espressamente a ogni istituto un regolamento IA. È però lo strumento con cui la scuola dà attuazione agli obblighi che già la riguardano: GDPR sui dati, AI Act sugli usi ad alto rischio, Legge 132/2025 sui minori, Linee guida MIM su governance e mitigazione dei rischi. Chi usa l'IA senza regole scritte si espone molto di più di chi le ha deliberate.

Chi approva il regolamento: Consiglio di istituto o Collegio dei docenti?

La delibera di adozione spetta al Consiglio di istituto, competente sul regolamento interno secondo il D.lgs. 297/1994. Il Collegio dei docenti delibera la proposta sulla parte didattica, che il Consiglio recepisce nel testo finale.

Serve il consenso dei genitori per far usare l'IA agli studenti?

Dipende dall'età. La Legge 132/2025 richiede il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale per l'accesso alle tecnologie di IA da parte dei minori di 14 anni, con il connesso trattamento dei dati. Dai 14 anni il minore può esprimere da sé il consenso, purché le informazioni siano facilmente accessibili e comprensibili. Restano ferme le regole del GDPR sui trattamenti svolti dalla scuola.

Un docente può usare l'IA per correggere le verifiche?

Può usarla come supporto, non come sostituto. L'AI Act considera ad alto rischio i sistemi che valutano i risultati dell'apprendimento, e la supervisione umana impone che il giudizio resti al docente. La correzione automatizzata senza controllo umano e l'inserimento di elaborati nominativi in strumenti non autorizzati vanno vietati.

Cosa rischia uno studente che usa l'IA senza dichiararlo?

Se l'uso non dichiarato ha di fatto sostituito il lavoro personale, la maggior parte dei regolamenti lo equipara al plagio: l'elaborato non è valutabile come proprio e scattano le conseguenze previste dal regolamento di disciplina, con la gradualità e la finalità educativa proprie delle sanzioni scolastiche. Per questo il regolamento deve dire chiaramente quando l'uso è ammesso e come si dichiara.

Ogni quanto va aggiornato il regolamento?

Almeno una volta l'anno. Gli strumenti cambiano rapidamente e il quadro regolatorio europeo è in evoluzione. La soluzione pratica è prevedere nel testo una revisione annuale e una procedura snella per aggiornare l'elenco degli strumenti autorizzati senza riaprire l'intero regolamento.

Fonti e riferimenti normativi