L'AI Act è il Regolamento europeo che disciplina l'intelligenza artificiale. Per la scuola non è un tema lontano: riguarda strumenti didattici, piattaforme di apprendimento, valutazione, orientamento, segreterie, formazione del personale, privacy degli studenti e tutela dei minori.

Molte domande che arrivano dalle scuole sono pratiche. Si può usare un chatbot in classe? Serve il consenso dei genitori? Quali sistemi sono ad alto rischio? Il docente può usare l'IA per correggere? Il dirigente deve nominare un referente? Che cosa significa "deployer"? La formazione sull'IA è obbligatoria?

Questa FAQ risponde in modo semplice, senza trasformare un tema complesso in slogan. L'obiettivo è aiutare scuole, docenti e famiglie a orientarsi.

1. Che cos'è l'AI Act?

L'AI Act è il Regolamento UE 2024/1689. Stabilisce regole armonizzate sull'intelligenza artificiale in Europa. Il suo impianto è basato sul rischio: più un sistema può incidere su diritti, sicurezza, opportunità o libertà delle persone, più sono forti gli obblighi.

Non tutti gli strumenti sono trattati allo stesso modo. Un generatore di esempi grammaticali usato dal docente non ha lo stesso impatto di un sistema che valuta automaticamente studenti o orienta l'accesso a percorsi formativi. Questa distinzione è essenziale.

2. L'AI Act sostituisce il GDPR?

No. L'AI Act non sostituisce il GDPR. Lo affianca.

Se uno strumento di IA tratta dati personali, la scuola deve rispettare sia il GDPR sia l'AI Act quando applicabile. Il GDPR riguarda il trattamento dei dati personali; l'AI Act riguarda il sistema di IA, il suo rischio, gli obblighi dei fornitori e degli utilizzatori.

In pratica: se una scuola usa IA senza dati personali, il rischio privacy può essere ridotto. Se invece usa dati di studenti, famiglie o personale, il GDPR entra pienamente in gioco.

3. La scuola è un "deployer"?

Sì, quando usa un sistema di IA sotto la propria autorità. L'AI Act definisce "deployer" il soggetto che utilizza un sistema di IA, salvo uso personale non professionale.

Una scuola che adotta una piattaforma con funzioni di IA, un assistente virtuale, un sistema di supporto alla valutazione o un servizio per la gestione amministrativa è quindi, di norma, utilizzatore professionale del sistema. Questo comporta responsabilità: uso conforme alle istruzioni, controllo umano, formazione del personale, monitoraggio e documentazione quando richiesto.

4. Quali usi dell'IA sono ad alto rischio in ambito educativo?

Nel settore educativo possono essere ad alto rischio i sistemi usati per:

  • determinare accesso o ammissione a istituti o percorsi;
  • assegnare persone a scuole, corsi o programmi;
  • valutare risultati di apprendimento;
  • valutare il livello di istruzione adeguato;
  • influenzare il percorso educativo o formativo;
  • monitorare o rilevare comportamenti vietati durante prove o esami.

Il motivo è chiaro: questi sistemi possono incidere sulla vita scolastica e professionale di una persona. Se progettati o usati male, possono produrre discriminazioni, errori, esclusioni o valutazioni opache.

5. Un docente può usare l'IA per preparare lezioni?

Sì, con prudenza. L'uso dell'IA per preparare materiali didattici generici è normalmente possibile se non vengono inseriti dati personali degli studenti e se il docente controlla il risultato.

Esempi: generare esercizi, proporre domande, costruire una scaletta, semplificare un testo, creare una rubrica da adattare. In questi casi l'IA è supporto alla progettazione.

Restano due regole: non caricare dati personali in strumenti non autorizzati e non usare il risultato senza verifica.

6. L'IA può correggere compiti e dare voti?

La correzione automatica è uno degli ambiti più delicati. L'IA può aiutare a individuare errori ricorrenti o proporre feedback formativo, ma il voto deve restare responsabilità del docente.

Se un sistema incide direttamente su valutazioni, esiti o orientamento, il rischio cresce. Possono diventare necessari valutazioni d'impatto, garanzie di trasparenza, controllo umano forte, verifica del fornitore e possibilità di contestazione.

La formula corretta è: IA come supporto alla valutazione formativa; docente responsabile della valutazione.

7. Serve il consenso dei genitori?

La risposta dipende dall'uso concreto e dalla base giuridica del trattamento. La Legge 132/2025 prevede che l'accesso alle tecnologie di IA da parte dei minori di 14 anni e il trattamento dei dati personali connesso richiedano il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale. Per i minori che hanno compiuto 14 anni, il consenso può essere espresso dal minore, purché le informazioni siano facilmente accessibili e comprensibili.

Tuttavia, nel contesto scolastico possono esistere trattamenti fondati su compiti di interesse pubblico e finalità istituzionali. Per questo non basta una risposta automatica. La scuola deve valutare caso per caso: uso diretto degli studenti, dati trattati, strumento, finalità, età, obbligatorietà, alternative, informative.

In caso di dubbio, è prudente coinvolgere il DPO prima di avviare l'attività.

8. Quali usi sono da evitare nella prima fase?

Nella prima fase una scuola dovrebbe evitare:

  • valutazioni automatiche con effetti sui voti;
  • profilazione degli studenti;
  • sistemi predittivi su rendimento o dispersione;
  • riconoscimento biometrico o emozionale;
  • caricamento di dati personali in chatbot pubblici;
  • uso di IA da parte di minori senza informativa e regole;
  • strumenti privi di garanzie privacy;
  • assistenti virtuali addestrati con documenti sensibili.

Il principio di prudenza suggerisce di partire da casi a rischio nullo o minimo: materiali generici, documenti pubblici, dati anonimi, attività controllate dal docente.

9. Che cos'è l'AI literacy?

L'AI literacy è l'alfabetizzazione all'intelligenza artificiale: comprendere, usare, valutare e controllare sistemi di IA in modo consapevole.

L'AI Act attribuisce grande importanza alla formazione. Chi usa sistemi di IA deve assicurare un livello adeguato di competenza al personale e alle persone coinvolte. Nella scuola questo riguarda dirigenti, docenti, ATA e, con percorsi adatti, studenti.

Non significa trasformare tutti in programmatori. Significa sapere almeno:

  • che l'IA può sbagliare;
  • che può produrre bias;
  • che tratta dati;
  • che richiede controllo umano;
  • che gli output vanno verificati;
  • che alcuni usi sono vietati o ad alto rischio.

10. Che cosa deve fare concretamente il dirigente?

Il dirigente dovrebbe pianificare l'adozione dell'IA con un percorso graduale:

  1. censire gli strumenti già usati;
  2. costituire un gruppo di lavoro;
  3. coinvolgere DSGA, animatore digitale, DPO e figure competenti;
  4. definire un atto di indirizzo;
  5. predisporre una policy o regolamento interno;
  6. distinguere usi consentiti, vietati e da autorizzare;
  7. formare personale e studenti;
  8. verificare fornitori e contratti;
  9. aggiornare informative;
  10. monitorare gli usi e correggere le prassi.

Il PDF Vargiu Scuola SVR 108/2025 insiste su un punto condivisibile: le scuole non possono ignorare il fenomeno, ma devono procedere con approccio prudente, soprattutto nell'anno di prima adozione.

11. Serve un regolamento sull'uso dell'IA?

Sì, è fortemente consigliabile. Un regolamento interno aiuta a tradurre principi generali in regole quotidiane.

Il regolamento dovrebbe indicare:

  • finalità dell'uso dell'IA;
  • strumenti autorizzati;
  • divieti;
  • regole per dati personali;
  • uso da parte degli studenti;
  • uso da parte dei docenti;
  • uso in segreteria;
  • citazione dell'IA nei compiti;
  • controllo umano;
  • procedure di autorizzazione;
  • aggiornamento periodico.

Alcune scuole hanno già pubblicato regolamenti specifici sull'uso dell'intelligenza artificiale. Questi modelli sono utili, ma non vanno copiati meccanicamente: ogni istituto deve adattarli alla propria organizzazione.

12. Che rapporto c'è tra AI Act e Linee guida MIM?

Le Linee guida MIM portano il quadro europeo dentro il contesto scolastico italiano. Aiutano le istituzioni scolastiche a capire come introdurre l'IA rispettando principi etici, tecnici e normativi.

Il documento ministeriale insiste su:

  • approccio antropocentrico;
  • tutela dei minori;
  • protezione dei dati personali;
  • scelta consapevole degli strumenti;
  • formazione;
  • mitigazione dei rischi;
  • governance;
  • monitoraggio.

L'AI Act fornisce la cornice europea. Le Linee guida MIM aiutano la scuola a renderla operativa.

13. L'IA può essere usata nelle segreterie scolastiche?

Sì, ma con particolare attenzione ai dati. Le segreterie trattano informazioni molto delicate. L'IA può aiutare con documenti pubblici, bozze generiche, FAQ, checklist e semplificazione linguistica. Non deve essere usata liberamente su elenchi nominativi, fascicoli, dati sanitari, certificazioni, contratti o situazioni familiari.

La regola pratica è: documenti pubblici sì, dati personali no, salvo strumenti autorizzati e valutati.

14. Qual è il rischio più sottovalutato?

Il rischio più sottovalutato è l'uso informale. Non il grande progetto deliberato, ma la piccola abitudine quotidiana: incollare un compito, una mail, una scheda, un elenco, un verbale in un chatbot perché "serve solo a fare prima".

La scuola deve lavorare proprio su questo: rendere visibili le pratiche, dare regole semplici, formare le persone, creare alternative sicure.

15. Da dove cominciare?

Da usi semplici e controllati:

  • formazione di base;
  • censimento strumenti;
  • policy interna;
  • attività didattiche senza dati personali;
  • prompt per docenti;
  • FAQ amministrative su documenti pubblici;
  • educazione degli studenti all'uso critico;
  • coinvolgimento delle famiglie.

La scuola non deve dimostrare di essere moderna facendo tutto subito. Deve dimostrare di essere responsabile facendo le cose nell'ordine giusto.

16. Che cosa significa FRIA?

FRIA significa Fundamental Rights Impact Assessment, cioè valutazione d'impatto sui diritti fondamentali. Nell'AI Act è prevista per determinati utilizzi di sistemi ad alto rischio. Serve a valutare se l'uso di un sistema di IA può incidere su diritti, libertà, non discriminazione, accesso a servizi, dignità e opportunità delle persone.

Nel contesto scolastico la FRIA diventa rilevante quando l'IA non si limita a generare materiali, ma entra in processi che possono influenzare percorsi, valutazioni, orientamento o monitoraggio. Una scuola non dovrebbe avviare questi usi senza supporto tecnico e giuridico.

17. Qual è la differenza tra DPIA e FRIA?

La DPIA è la valutazione d'impatto sulla protezione dei dati prevista dal GDPR. Si concentra sui rischi per i dati personali e per i diritti degli interessati derivanti dal trattamento.

La FRIA guarda più ampiamente ai diritti fondamentali coinvolti dall'uso dell'IA. Le due valutazioni possono sovrapporsi, ma non sono identiche. In una scuola, un progetto complesso può richiedere entrambe: DPIA per i dati, FRIA per l'impatto educativo, discriminatorio, organizzativo o decisionale.

18. I manuali d'uso bastano?

No. Un manuale tecnico spiega come usare uno strumento, ma non basta a governarlo. Alla scuola servono anche criteri pedagogici, regole privacy, indicazioni etiche, procedure interne, formazione e controllo umano.

L'errore sarebbe ridurre l'IA a istruzioni operative: clicca qui, scrivi questo prompt, ottieni questo risultato. Nel settore educativo conta anche il perché. Perché usare l'IA in questa attività? Che cosa impara lo studente? Quale rischio si apre? Chi controlla?

19. Una scuola può vietare tutto?

Può limitare o sospendere l'uso di strumenti non governati, soprattutto se trattano dati personali o coinvolgono minori. Ma un divieto assoluto e permanente rischia di essere poco realistico. Gli studenti e il personale incontrano comunque l'IA fuori dalla scuola.

La strada più solida è regolamentare: vietare gli usi rischiosi, autorizzare quelli sicuri, formare le persone e aggiornare le regole.

Conclusione

L'AI Act non vieta l'intelligenza artificiale a scuola. Impone di governarla. Questo è il punto essenziale.

L'innovazione educativa ha senso se aumenta comprensione, inclusione, autonomia e qualità del lavoro scolastico. Se invece rende opache le decisioni, espone dati personali o sostituisce il giudizio umano, tradisce la funzione della scuola.

Il compito delle istituzioni scolastiche è trovare una via equilibrata: usare l'IA dove serve, evitarla dove è rischiosa, spiegarla agli studenti, proteggerne i dati, formare il personale, conservare la responsabilità umana.

Fonti e riferimenti utili