Molte scuole affrontano l'intelligenza artificiale con iniziative sparse: un corso per i docenti qui, una circolare sui compiti là, qualche sperimentazione in segreteria. Manca quasi sempre il documento che tiene insieme tutto: un Piano d'Istituto per l'IA, una cornice unitaria che dica dove la scuola vuole andare, con quali strumenti, con quali regole e sotto la responsabilità di chi. È il passaggio dalla reazione episodica alla governance, lo stesso principio alla base dell'adozione responsabile dell'intelligenza artificiale a scuola: l'IA non si subisce, si governa.
Il punto di partenza, nella scuola dell'autonomia, ha un nome preciso: l'atto di indirizzo del dirigente scolastico. È lì che la visione sull'IA smette di essere un'opinione personale e diventa un orientamento formale per gli organi collegiali e per il PTOF.
Cosa si intende per Piano d'Istituto per l'IA
Il Piano d'Istituto per l'intelligenza artificiale è il documento programmatico con cui una scuola definisce in modo organico come intende introdurre, usare, controllare e valutare l'IA in tutte le sue aree di attività: didattica, valutazione, inclusione, amministrazione, comunicazione.
Non è un adempimento previsto con questo nome da una norma specifica. È piuttosto la traduzione operativa di ciò che le Linee guida per l'introduzione dell'Intelligenza Artificiale nelle istituzioni scolastiche, adottate dal MIM come allegato al DM n. 166 del 9 agosto 2025, chiedono alle scuole: principi di riferimento, requisiti di base, un quadro di implementazione e un assetto di comunicazione e governance. Le Linee guida indicano ai dirigenti alcune azioni molto concrete: approvare formalmente in Consiglio di Istituto una policy di uso accettabile dell'IA, individuare un referente interno o comunque responsabilità chiare nell'organigramma, garantire che il piano di formazione del personale contenga moduli specifici sull'IA per tutti i profili professionali.
Perché conviene formalizzare il piano invece di procedere per singoli atti? Per almeno quattro ragioni. La coerenza: senza un piano, la policy per gli studenti, le prassi della segreteria e i progetti formativi nascono scollegati e talvolta in contraddizione. La responsabilità: un piano scritto chiarisce chi decide cosa, e protegge sia il dirigente sia il personale quando qualcosa va storto. La continuità: le persone cambiano, il piano resta e trasferisce la memoria delle scelte fatte. La spendibilità: bandi e finanziamenti, a cominciare dai progetti collegati al DM 219/2025 sugli snodi formativi per l'IA, premiano le scuole che dimostrano una visione strutturata e non una candidatura improvvisata.
L'atto di indirizzo: il raccordo con il PTOF
Nella scuola dell'autonomia il documento che orienta il PTOF è l'atto di indirizzo del dirigente. La base normativa è l'articolo 1, comma 14, della Legge 107/2015, che ha riscritto l'articolo 3 del DPR 275/1999: il Piano triennale dell'offerta formativa è elaborato dal collegio dei docenti sulla base degli indirizzi per le attività della scuola e delle scelte di gestione e di amministrazione definiti dal dirigente scolastico, ed è approvato dal consiglio di istituto. Il piano è triennale e rivedibile annualmente.
Questo meccanismo è perfetto per l'IA. Il dirigente non deve scrivere da solo il Piano d'Istituto per l'intelligenza artificiale: deve indirizzarlo. Nell'atto di indirizzo, o in una sua integrazione dedicata, il dirigente può chiedere al collegio di:
- inserire nel PTOF una sezione sull'uso dell'IA nella didattica e nella valutazione, con finalità educative esplicite;
- prevedere percorsi di alfabetizzazione all'IA per gli studenti, calibrati per età e grado;
- includere nel piano di formazione moduli IA per docenti, ATA e staff, come richiesto dalle Linee guida MIM;
- definire criteri per la scelta e l'autorizzazione degli strumenti, in coerenza con GDPR e AI Act;
- istituire un sistema di monitoraggio con revisione annuale.
Il fondamento più generale resta il DPR 275/1999: l'autonomia didattica, organizzativa e di ricerca consente a ogni scuola di progettare gli interventi più adeguati al proprio contesto. L'IA non fa eccezione: non serve aspettare un modello nazionale uguale per tutti, serve esercitare l'autonomia con giudizio.
Un atto di indirizzo efficace sull'IA ha tre caratteristiche: è breve (due o tre pagine, non un trattato), è motivato (richiama Linee guida MIM, AI Act, GDPR e Legge 132/2025 senza copiarli), ed è esigente ma realistico (chiede al collegio cose fattibili nel triennio, con le risorse disponibili).
I contenuti del Piano d'Istituto per l'IA
Un piano completo copre sette aree. Non serve che siano sette capitoli ponderosi: serve che nessuna manchi.
Visione e finalità educative
Il piano deve dire perché la scuola adotta l'IA, non solo come. Le finalità tipiche: personalizzare gli apprendimenti, alleggerire il lavoro di preparazione dei docenti, formare studenti capaci di usare l'IA in modo critico e trasparente, rendere più efficienti i processi amministrativi senza esporre dati personali. Una regola di fondo va scritta in apertura: l'IA resta subordinata alla relazione educativa e al giudizio professionale delle persone.
Governance e ruoli
Il piano deve assegnare responsabilità precise, senza inventare figure che poi nessuno ricopre:
| Figura | Responsabilità nel piano IA |
|---|---|
| Dirigente scolastico | Indirizzo generale, adozione degli atti, rapporti con fornitori e famiglie, responsabilità organizzativa |
| DSGA | Processi amministrativi, istruzioni operative per la segreteria, gestione contratti e acquisti |
| DPO | Parere su trattamenti di dati personali, valutazioni d'impatto, registro dei trattamenti |
| Animatore digitale | Coordinamento operativo, formazione interna, sperimentazioni didattiche |
| Team per l'innovazione digitale | Supporto diffuso ai docenti, raccolta di casi d'uso e criticità |
| Referente IA | Punto di contatto unico previsto dalle Linee guida MIM, monitoraggio del piano; spesso coincide con l'animatore digitale |
La scelta di far coincidere referente IA e animatore digitale è legittima e spesso razionale, purché sia formalizzata e accompagnata da tempo e formazione dedicati.
Censimento e criteri di scelta degli strumenti
Prima di autorizzare, la scuola deve sapere cosa già circola: quali strumenti usano docenti, segreteria e studenti, con quali dati e con quali account. Il censimento iniziale è la fotografia da cui parte tutto. Poi servono criteri di ammissione scritti: dove vengono conservati i dati, se gli input alimentano l'addestramento dei modelli, se esiste una versione education con garanzie contrattuali, se lo strumento è adatto a minorenni, se l'uso previsto ricade tra i casi che l'AI Act considera ad alto rischio nell'istruzione (accesso e ammissione ai percorsi, valutazione dei risultati di apprendimento, determinazione del livello di istruzione adeguato, sorveglianza degli studenti durante le prove). Per questi ultimi la regola è semplice: massima cautela, supervisione umana garantita e, nel dubbio, rinuncia.
Formazione del personale
Le Linee guida MIM chiedono moduli IA per tutti i profili. Il piano deve differenziare: governance e responsabilità per dirigente e staff, procedure operative e protezione dei dati per DSGA e segreteria, progettazione didattica e gestione dei compiti prodotti con IA per i docenti, alfabetizzazione per gli studenti. La formazione va agganciata a risorse concrete: i percorsi di Scuola Futura, i fondi del DM 219/2025, le reti di scopo tra scuole.
Regole per didattica, valutazione e segreteria
Il piano fissa i principi, che poi regolamento e policy tradurranno in regole puntuali: la valutazione resta un atto umano e l'IA può al più supportare la preparazione di materiali; gli studenti dichiarano l'uso dell'IA nei lavori consegnati secondo le regole stabilite dai docenti; la segreteria usa l'IA solo su documenti pubblici o anonimizzati, secondo le indicazioni approfondite nella guida all'uso consapevole dell'IA nelle segreterie scolastiche.
Tutela dei dati e dei minori
Il piano richiama i principi GDPR (minimizzazione, limitazione delle finalità, sicurezza) e le regole della Legge 132/2025 sul consenso: per i minori di 14 anni serve il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale, dai 14 anni il minore può esprimerlo se le informazioni sono comprensibili. Nessun dato che identifichi studenti, situazioni familiari, salute o disabilità entra in strumenti non autorizzati. Il DPO va coinvolto prima dell'adozione di ogni nuovo strumento che tratti dati personali, non dopo.
Monitoraggio e revisione annuale
Un piano senza monitoraggio è una dichiarazione di intenti. Il piano deve prevedere: chi raccoglie segnalazioni e incidenti, con quale periodicità il referente IA riferisce al dirigente e al collegio, quali indicatori si osservano (strumenti autorizzati e usati, ore di formazione erogate, criticità emerse, esiti delle sperimentazioni), e una revisione annuale formale, allineata alla revisione del PTOF prevista dalla Legge 107/2015.
Piano, regolamento e policy: tre documenti, tre funzioni
Un errore diffuso è confondere i livelli. Piano d'Istituto, regolamento e policy d'uso non sono sinonimi: sono tre documenti con natura, organo competente e destinatari diversi.
| Documento | Funzione | Chi lo adotta | Orizzonte |
|---|---|---|---|
| Piano d'Istituto per l'IA | Strategia: visione, obiettivi, ruoli, risorse, monitoraggio | Collegio docenti su indirizzo del DS, approvazione in Consiglio (nel PTOF) | Triennale, con revisione annuale |
| Regolamento sull'uso dell'IA | Norme: cosa è permesso, cosa è vietato, sanzioni disciplinari | Consiglio di Istituto | Stabile, modificato quando serve |
| Policy di uso accettabile | Istruzioni operative: strumenti autorizzati, dati vietati, procedure quotidiane | Consiglio di Istituto, su proposta tecnica | Aggiornata di frequente |
Il piano dice dove si va, il regolamento dice cosa non si può fare, la policy dice come si lavora ogni giorno. Per la parte regolamentare abbiamo preparato una guida dedicata con un modello di regolamento sull'uso dell'IA per il Consiglio di Istituto: i due documenti nascono bene solo insieme, con il piano che fornisce la cornice e il regolamento che la rende esigibile.
Il percorso di costruzione: fasi e organi coinvolti
Un percorso realistico per un istituto medio richiede da tre a sei mesi e può seguire queste fasi.
Fase 1, ricognizione (un mese). Il referente IA e il team digitale censiscono strumenti e usi esistenti, con un questionario anonimo a docenti e ATA. Il DPO esamina i risultati sotto il profilo dei dati.
Fase 2, atto di indirizzo. Il dirigente emana l'atto di indirizzo (o lo integra) fissando obiettivi, vincoli e priorità per il piano IA, e lo comunica a collegio e consiglio.
Fase 3, elaborazione (uno o due mesi). Un gruppo ristretto (referente IA, animatore digitale, uno o due docenti per grado o dipartimento, DSGA, con consulenza del DPO) scrive la bozza. Il confronto con i dipartimenti evita che il documento nasca calato dall'alto.
Fase 4, delibere. Il collegio dei docenti elabora e delibera la sezione del PTOF; il Consiglio di Istituto approva il PTOF aggiornato e adotta regolamento e policy. Utile un passaggio informativo con i genitori e, nelle secondarie di secondo grado, con gli studenti.
Fase 5, attuazione e comunicazione. Circolari applicative, pagina sul sito, incontri di presentazione, avvio dei moduli formativi.
Fase 6, monitoraggio. Raccolta di dati e segnalazioni durante l'anno, relazione del referente IA, revisione annuale insieme all'aggiornamento del PTOF.
Gli errori tipici da evitare
Il piano fotocopia. Scaricare il piano di un'altra scuola, cambiare l'intestazione e deliberarlo. Il risultato è un documento che nessuno applica perché non descrive quella scuola: strumenti mai censiti, figure inesistenti, obiettivi fuori misura. I modelli altrui servono come traccia, non come testo finale.
Il piano senza formazione. Deliberare regole raffinate mentre il personale non ha mai ricevuto un'ora di formazione sull'IA. Le regole non comprese vengono ignorate o applicate male. La formazione non è un allegato del piano: è la condizione della sua esistenza.
Il piano senza monitoraggio. Approvare il documento e non guardarlo mai più. Gli strumenti di IA cambiano nel giro di mesi; senza revisione annuale il piano invecchia più in fretta di qualsiasi altro documento scolastico.
A questi tre si aggiunge un errore di metodo: costruire il piano senza il DPO e senza il DSGA, come se l'IA riguardasse solo la didattica. La parte amministrativa e la protezione dei dati sono esattamente i punti in cui una scuola può farsi più male.
Domande frequenti sul Piano d'Istituto per l'IA
Il Piano d'Istituto per l'IA è obbligatorio?
Non esiste una norma che imponga un documento con questo nome. Le Linee guida MIM allegate al DM 166/2025 chiedono però alle scuole azioni precise: policy di uso accettabile approvata in Consiglio di Istituto, responsabilità chiare in organigramma, formazione IA nel piano del personale. Il Piano d'Istituto è il modo più ordinato di adempiere a queste richieste dentro una cornice unica, integrata nel PTOF.
Chi scrive materialmente il piano?
Il dirigente lo indirizza con l'atto di indirizzo previsto dall'articolo 1, comma 14, della Legge 107/2015, ma la scrittura conviene affidarla a un gruppo di lavoro ristretto: referente IA, animatore digitale, docenti rappresentativi dei gradi o dei dipartimenti, DSGA, con il parere del DPO per la parte dati. Il collegio dei docenti elabora la sezione destinata al PTOF e il Consiglio di Istituto la approva.
Che differenza c'è tra piano, regolamento e policy d'uso?
Il piano è il documento strategico: visione, obiettivi, ruoli, formazione, monitoraggio, con orizzonte triennale. Il regolamento è il documento normativo del Consiglio di Istituto: permessi, divieti e conseguenze disciplinari. La policy d'uso è il documento operativo: strumenti autorizzati, dati che non si possono inserire, procedure quotidiane, aggiornata di frequente. Funzionano solo insieme.
Il piano IA va inserito nel PTOF?
Sì, è la collocazione naturale. Il PTOF è il documento fondamentale dell'identità della scuola, elaborato dal collegio sulla base degli indirizzi del dirigente come prevede la Legge 107/2015. Inserire il piano IA nel PTOF gli dà legittimazione collegiale, visibilità verso le famiglie e un ciclo di revisione annuale già esistente, senza creare adempimenti paralleli.
Serve nominare per forza un referente IA?
Le Linee guida MIM chiedono di individuare un referente interno o comunque responsabilità chiare nell'organigramma. Non serve necessariamente una figura nuova: molte scuole affidano il ruolo all'animatore digitale, scelta ragionevole se accompagnata da formazione e tempo dedicato. L'importante è che esista un punto di contatto formalizzato per il monitoraggio del piano e le segnalazioni.
Ogni quanto va aggiornato il piano?
La revisione formale conviene farla ogni anno, in occasione dell'aggiornamento annuale del PTOF. La policy operativa, che elenca strumenti e procedure, può richiedere aggiornamenti più frequenti, anche infrannuali, perché gli strumenti di IA cambiano rapidamente. Il piano dovrebbe indicare chi propone gli aggiornamenti e con quale procedura vengono approvati.
Fonti e riferimenti normativi
- MIM, Linee guida per l'introduzione dell'Intelligenza Artificiale nelle istituzioni scolastiche, allegato al DM n. 166 del 9 agosto 2025
- Legge 13 luglio 2015, n. 107, art. 1 comma 14 (PTOF e atto di indirizzo)
- DPR 8 marzo 1999, n. 275, regolamento dell'autonomia scolastica
- Regolamento UE 2024/1689, AI Act
- Legge 23 settembre 2025, n. 132, disposizioni in materia di intelligenza artificiale
- Futura PNRR, Avviso n. 73226 del 27 marzo 2026 collegato al DM 219/2025 (snodi formativi IA)