Con la matita rossa in mano, studenti di tutta Italia si sono presentati agli esami di Stato 2026 portando con sé un documento di dieci pagine intitolato "Generazione Che Costruisce." È la mobilitazione organizzata dalla Rete degli Studenti Medi, il principale coordinamento studentesco delle scuole secondarie di secondo grado, contro un esame che gli studenti giudicano inadeguato a misurare ciò che sanno davvero.
La matita rossa non è un caso: simbolo della correzione, dell'errore, del giudizio dall'alto. Portarla all'esame è una scelta politica consapevole: gli studenti dicono di voler "correggere" un sistema che li giudica senza capirli.
Il contesto: la maturità 2026
La maturità 2026 ha registrato 527.747 candidati ammessi all'esame con un tasso di ammissione del 96,8%. La struttura dell'esame, rimasta invariata nelle linee fondamentali rispetto agli anni precedenti, prevede:
- Prima prova scritta: Italiano (analisi del testo, saggio, tema argomentativo)
- Seconda prova scritta: disciplina caratterizzante l'indirizzo
- Colloquio orale interdisciplinare con commissione mista (interni + esterni)
È stato proprio il colloquio orale, con la presenza dei commissari esterni, a diventare il principale oggetto di protesta.
Il documento: "Generazione Che Costruisce"
Il documento della Rete degli Studenti Medi, coordinato da Angela Verdecchia in qualità di rappresentante nazionale, articola la critica in quattro punti principali:
1. Il colloquio orale come "interrogatorio"
Il documento denuncia che il colloquio orale nella sua struttura attuale è vissuto dagli studenti come un "interrogatorio" più che come un dialogo. La presenza di commissari esterni sconosciuti, che non hanno seguito il percorso della classe, rende il colloquio uno scambio di informazioni privo di contesto relazionale.
"Siamo valutati da persone che ci vedono per la prima volta. Non sanno come siamo cresciuti in questi cinque anni, non conoscono il nostro percorso. Il colloquio diventa una performance di fronte a estranei, non un momento di confronto autentico," si legge nel documento.
La proposta degli studenti: prevedere che almeno una parte del colloquio sia strutturata attorno al percorso individuale dello studente (il portfolio delle competenze, i lavori significativi del triennio), con valutazione condotta in parte dai docenti interni che lo hanno seguito.
2. La valutazione del percorso vs. la valutazione del momento
Il secondo punto riguarda il peso eccessivo di un singolo momento (l'esame) rispetto all'intero percorso quinquennale. Il documento cita dati sullo stress da esame e sulle sue conseguenze sul rendimento: molti studenti che hanno ottenuto ottimi risultati durante l'anno vanno in blocco durante il colloquio.
"Siamo ridotti a una performance di 45 minuti che vale quanto cinque anni di lavoro," scrive Verdecchia. "Un sistema sano dovrebbe valutare chi siamo diventati, non chi riusciamo a sembrare in un momento di pressione estrema."
3. Il tema della salute mentale
La terza critica riguarda il tema della salute mentale. Il documento richiama i dati sullo stress da esame (uno studio dell'Università di Bologna del 2025 aveva documentato livelli di ansia clinicamente rilevante nel 42% dei maturandi nelle settimane precedenti all'esame) e chiede:
- Accesso garantito a un supporto psicologico per tutti i candidati nelle settimane dell'esame
- Modifica dei tempi e delle modalità del colloquio per ridurre la componente di pressione
- Riconoscimento della salute mentale come diritto scolastico, non come tema "extra"
4. Il disallineamento tra curricolo e prove
Il quarto punto riguarda il divario tra ciò che si studia e ciò che si valuta. Il documento cita esempi specifici di tracce della prima prova che "presuppongono conoscenze extra-scolastiche" o "valorizzano la cultura generale familiare (libri letti, viaggi, accesso a media di qualità) più che il percorso scolastico."
La proposta: maggiore trasparenza sui criteri di valutazione, griglia comune pubblicata prima dell'esame (non solo dopo), e riduzione del peso delle "conoscenze enciclopediche" a favore della valutazione delle competenze trasversali.
La risposta del ministro Valditara: no alla scena muta
Il ministro Giuseppe Valditara ha risposto alla mobilitazione studentesca con un intervento pubblico netto: la "scena muta" all'esame di maturità non è ammissibile, e i candidati che scelgono di non rispondere alle domande della commissione possono essere dichiarati non idonei.
La "scena muta" è la pratica, diffusa in alcune scuole, per cui lo studente si presenta al colloquio, risponde a qualche domanda generale, ma poi tace deliberatamente su alcune discipline o argomenti come forma di protesta o strategia. Valditara ha chiarito che questa comporta il rischio di bocciatura (voto insufficiente al colloquio, che contribuisce alla media finale), indipendentemente dai voti ottenuti nelle prove scritte.
"L'esame è un momento di verifica seria. Non è il luogo per le proteste politiche. Chi non risponde alle domande della commissione si assume la responsabilità del proprio voto," ha dichiarato il ministro.
La risposta di Verdecchia è stata ugualmente netta: "Non abbiamo mai chiesto ai nostri compagni di fare la scena muta. Il documento 'Generazione Che Costruisce' è una proposta costruttiva, non un invito al sabotaggio."
La storia della Rete degli Studenti Medi
La Rete degli Studenti Medi è il principale coordinamento studentesco delle scuole secondarie di secondo grado in Italia, con radici nella tradizione della sinistra studentesca. Non è l'unica realtà studentesca organizzata: esistono anche il Coordinamento Nazionale Studenti (più moderato), l'Unione degli Studenti (la più radicale) e numerose associazioni locali.
La mobilitazione in occasione degli esami di Stato ha precedenti: nel 2023 era stata organizzata una protesta contro il ripristino delle commissioni esterne; nel 2022 contro le disposizioni anti-Covid che avevano modificato le procedure d'esame.
La novità del 2026 è il documento strutturato in dieci pagine, che non si limita alla critica ma propone alternative concrete. Una scelta comunicativa che Verdecchia ha spiegato così: "Siamo stanchi di essere visti solo come chi protesta. Vogliamo essere visti come chi propone."
Le reazioni: favorevoli e contrarie
Sostegno: FLC CGIL ha espresso solidarietà agli studenti, condividendo alcune delle preoccupazioni sul disallineamento tra valutazione e percorso reale. Alcuni presidenti di commissione, interpellati, hanno dichiarato di trovare "legittime" molte delle osservazioni contenute nel documento.
Critiche: La rivista di area cattolica "La Bussola Quotidiana" ha criticato la protesta come "strumento di deresponsabilizzazione": "L'esame è esattamente questo: un momento di verifica individuale. Chiedere di essere valutati nel tempo anziché in un momento è chiedere di non essere valutati affatto."
Neutrali: L'ANP (Associazione Nazionale Presidi) ha preso atto del documento senza commenti sostanziali, ribadendo la fiducia nel sistema di valutazione vigente.
Il contesto più ampio: la maturità tra riforme e immobilismi
La protesta degli studenti si inserisce in un dibattito strutturale sulla funzione dell'esame di Stato. Il ministro Valditara ha annunciato una riforma della maturità per il 2027:
- Riduzione della commissione a 5 membri (2 interni, 2 esterni, 1 presidente esterno)
- Colloquio strutturato su 4 discipline ministeriali, durata 50-60 minuti
- Maggiore peso alla valutazione delle competenze trasversali
La riforma va in parte nella direzione richiesta dagli studenti (meno peso alla performance in un singolo momento), ma mantiene la struttura fondamentale del colloquio con commissari misti.
Il paradosso della maturità italiana è questo: è allo stesso tempo un esame che quasi nessuno boccia (0,1% nel 2025) e un esame che genera livelli di stress molto elevati. La risposta razionale a questo paradosso sarebbe ridurre lo stress (alleggerendo l'esame) o ripristinare il valore selettivo (aumentando il rigore). Il sistema fatica a scegliere tra queste due strade, e oscilla tra momenti di grande permissività e improvvisi irrigidimenti.
La voce degli studenti: cosa dicono davvero
Al di là del documento ufficiale, le testimonianze degli studenti raccolte dai giornali nelle settimane dell'esame descrivono un vissuto complesso:
- Sul colloquio: "La cosa peggiore è non sapere cosa chiederanno. La commissione esterna può fare qualsiasi domanda su qualsiasi disciplina. Ti senti in balìa del caso."
- Sullo stress: "Ho dormito tre ore a notte per tre settimane. Non è normale. Non si può imparare così."
- Sulla valutazione: "Il 100 con lode mi fa quasi paura. Non so se lo merito davvero o se il sistema è troppo buono."
- Sul senso dell'esame: "Dopo, ho dimenticato la metà di quello che ho studiato in due mesi. Allora a cosa è servito?"
Queste voci non sono rappresentate nei dati statistici. Ma sono parte essenziale di qualsiasi valutazione onesta del sistema.
Conclusioni: una generazione che chiede di essere ascoltata
"Generazione Che Costruisce" è un titolo deliberatamente opposto alla narrazione dominante sui giovani: pigri, distratti, dipendenti dai telefoni, incapaci di impegnarsi. Il documento della Rete degli Studenti Medi dice l'opposto: ci impegniamo, vogliamo farlo meglio, chiediamo un sistema che sappia valutare quello che costruiamo davvero, non solo quello che riusciamo a ripetere in 45 minuti.
Se la protesta produrrà effetti concreti sulla riforma in preparazione è ancora da vedere. Ma il fatto che 527.747 studenti abbiano affrontato un esame che molti di loro ritengono parzialmente inadeguato, e che una parte significativa abbia scelto di farlo con un documento di proposta costruttiva in mano, dice qualcosa sulla qualità civica di questa generazione.
Forse più di quello che diranno i voti finali.
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