Nel dibattito sulla scuola paritaria c'è una voce che da anni torna con più insistenza di altre: quella di Suor Anna Monia Alfieri, religiosa delle Marcelline, giurista ed economista, membro del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. La sua battaglia per la libertà di scelta educativa e la proposta del "costo standard" sono diventate un punto di riferimento per chi ritiene che la parità scolastica vada finalmente compiuta. Vale la pena conoscerle da vicino.
Il pensiero: la scuola, se non è plurale, non è pubblica
Il nucleo della posizione di Suor Monia è il pluralismo educativo come condizione della democrazia. La sua tesi, sintetizzata in una formula ricorrente, è che "la scuola, se non è plurale, non è pubblica". Le scuole paritarie, sostiene, sono scuole pubbliche a tutti gli effetti, riconosciute e controllate dallo Stato dalla legge 62/2000, accanto alle statali.
Da qui la critica a un sistema in cui lo Stato è di fatto gestore unico del servizio educativo, e in cui la libertà di scelta esiste solo per le famiglie che possono pagare la retta, mentre le altre sono di fatto costrette alla statale. È la denuncia di una discriminazione: una "buona scuola" solo nominale, contrapposta a quella che Suor Monia chiama una vera buona scuola pubblica per tutti.
L'argomento si appoggia anche al confronto europeo: nella quasi totalità dei Paesi europei le famiglie scelgono liberamente tra scuola statale e non statale, entrambe pubbliche e gratuite, con lo Stato che finanzia, a seconda dei modelli, le scuole, gli stipendi dei docenti o direttamente le famiglie. L'Italia, in questo quadro, sarebbe l'anomalia.
Il costo standard di sostenibilità per allievo
La proposta concreta è il costo standard di sostenibilità per allievo: un parametro che fissa quanto costa mediamente istruire uno studente in modo sostenibile, da usare come base per finanziare la scelta educativa. La logica è "i soldi seguono lo studente": il finanziamento non andrebbe agli istituti, ma alle famiglie, sul modello del servizio sanitario, libere di scegliere a costo zero dove istruire i figli avendo già pagato le tasse.
Le cifre indicate da Suor Monia vanno prese come ordini di grandezza dichiarati, non come dati ufficiali univoci, perché variano a seconda dell'anno e della fonte. Il costo standard è stimato in una media intorno ai 5.500 euro per studente, modulata per ordine di scuola. A fronte di questo, lo Stato spenderebbe per uno studente della statale una cifra molto più alta (le stime oscillano tra i 7.000 e i 10.000 euro), mentre uno studente della paritaria costa allo Stato appena alcune centinaia di euro l'anno di contributo. È lo scarto, ricorrente nei suoi interventi, tra i circa 700 euro di un alunno paritario e le diverse migliaia di un alunno statale.
Su questa base, Suor Monia sostiene che le paritarie facciano risparmiare allo Stato miliardi ogni anno, e che applicare il costo standard all'intero sistema produrrebbe addirittura un risparmio complessivo. Le cifre, come detto, non sono perfettamente coerenti tra loro e andrebbero verificate sui dati ufficiali più recenti, ma l'ordine di grandezza dello scarto è il cuore del suo ragionamento.
Il nodo costituzionale: "senza oneri per lo Stato"
L'obiezione classica è che finanziare le paritarie violerebbe l'articolo 33 della Costituzione, dove si legge che enti e privati hanno il diritto di istituire scuole "senza oneri per lo Stato". L'argomentazione di Suor Monia ribalta la lettura: quel vincolo riguarda il diritto di istituire scuole, non vieta di finanziare la scelta delle famiglie.
Il ragionamento si articola in tre passaggi: nessuna scuola privata può pretendere finanziamenti; ma le paritarie sono scuole pubbliche riconosciute e controllate dallo Stato, che svolgono un servizio pubblico; quindi sostenere la famiglia che sceglie una paritaria non è un onere o un favore alle scuole, bensì la garanzia di un diritto costituzionale e, anzi, un risparmio. La sua formula sintetica: "non si tolgono fondi allo Stato, si sostiene un diritto costituzionale".
Le proposte e le critiche
Sul piano operativo, Suor Monia e l'area che si riconosce nelle sue posizioni propongono il costo standard come parametro di finanziamento, un buono scuola o voucher alle famiglie, e la detraibilità integrale delle rette.
È giusto dare conto anche delle critiche. C'è chi, dal mondo della scuola statale, sostiene che il costo standard violerebbe l'articolo 33 e che i bassi costi delle paritarie deriverebbero da condizioni di lavoro del personale meno tutelate, proponendo come alternativa il rilancio dell'investimento pubblico nella statale. E lo stesso Ministero ha osservato in passato che circa il 90% della spesa scolastica va in stipendi, rendendo meno comprimibile il modello. È un dibattito aperto, in cui la tesi di Suor Monia è una posizione argomentata e autorevole, ma non un dato pacifico.
Perché la sua battaglia è attuale
Il pensiero di Suor Monia torna oggi al centro proprio mentre molte scuole paritarie chiudono e il Ministero rivendica successi nella lotta ai diplomifici. La sua tesi è che il vero problema non siano gli abusi di pochi, ma una parità mai finanziata, che mette in ginocchio le scuole serie. È il filo che lega il suo pensiero all'analisi su perché ripensare la legge 62 e alla storia della nascita della parità.
Aggiornato al 29 giugno 2026. Le opinioni sono attribuite a Suor Monia e ai rispettivi soggetti; le cifre del costo standard e della spesa statale variano tra fonti e anni e vanno verificate sui dati ufficiali più recenti. L'interpretazione dell'articolo 33 è oggetto di disputa dottrinale aperta.
Fonti
- Suor Anna Monia Alfieri, sito "Il diritto di apprendere" e audizioni parlamentari: ildirittodiapprendere.it.
- Istituto Bruno Leoni, scheda: brunoleoni.it.
- Dibattito e cifre: Tuttoscuola, Orizzonte Scuola, Tempi; per le critiche, intervista a Renata Puleo (Tecnica della Scuola).
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