Il 25 giugno 2026 centinaia di famiglie italiane hanno depositato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per chiedere l'annullamento del Decreto Ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026, il provvedimento che ha ridisegnato radicalmente quadri orari, indirizzi e piani di studio degli istituti tecnici italiani.

Il motivo della contestazione è uno solo, ma di peso: quando il decreto è uscito, le iscrizioni erano già chiuse da settimane. Le famiglie avevano scelto la scuola, firmato i moduli, costruito le aspettative dei propri figli su un'offerta formativa che il Ministero ha poi modificato dall'interno, senza preavviso. "Il Ministero ci ha traditi", è la frase che sintetizza il sentimento di migliaia di genitori.


Il DM 29/2026: cos'è e perché divide

Il Decreto Ministeriale n. 29, firmato dal Ministro Giuseppe Valditara il 19 febbraio 2026 e registrato dalla Corte dei Conti il 6 marzo 2026 (n. 372), attua la riforma degli istituti tecnici prevista dalla Legge n. 121 del 5 agosto 2024, che aveva istituito la filiera formativa tecnologico-professionale e il cosiddetto modello 4+2.

Il decreto non tocca il numero di anni del percorso quinquennale tradizionale: non si tratta di una riduzione a quattro anni. Invece, agisce in profondità sui quadri orari, cioè quante ore si fanno di ogni materia, e sulla struttura curricolare, ridisegnando l'equilibrio tra area generale (italiano, storia, matematica, lingue, scienze) e area di indirizzo (materie professionalizzanti e laboratori).

Le disposizioni entrano in vigore a partire dalle classi prime dell'anno scolastico 2026/2027. Chi si è iscritto a settembre 2026 in prima classe di un istituto tecnico troverà un piano di studi diverso da quello presentato durante l'orientamento scolastico, che si è svolto tra ottobre 2025 e gennaio 2026.


La cronologia che alimenta la protesta

Per capire perché le famiglie sono arrabbiate, basta seguire il calendario degli eventi:

  • Ottobre 2025: aprono le giornate di orientamento nelle scuole. Le famiglie visitano gli istituti, chiedono informazioni, leggono i Piani dell'Offerta Formativa Triennale (PTOF). I quadri orari esposti sono quelli vigenti.
  • 6 novembre 2025: viene istituito il Gruppo di Lavoro ministeriale per definire i nuovi curricoli e i nuovi orari.
  • 13 gennaio - 21 febbraio 2026: si svolgono le iscrizioni scolastiche 2026/2027 tramite il portale Unica. Le famiglie scelgono istituto e indirizzo sulla base delle informazioni disponibili, che non includono ancora il nuovo decreto.
  • 19 febbraio 2026: il Ministro Valditara firma il DM 29/2026. L'ultimo giorno utile per le iscrizioni è lo stesso giorno della firma.
  • 6 marzo 2026: la Corte dei Conti registra il decreto (n. 372). Il provvedimento diventa definitivo.
  • Maggio 2026: le scuole iniziano a comunicare alle famiglie le novità. Scoppiano le prime polemiche.
  • 7 maggio 2026: sciopero nazionale indetto da Cobas Scuola, USB Pubblico Impiego e Cub Sur contro la riforma.
  • 25 giugno 2026: deposito del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica da parte delle famiglie, con il sostegno dell'ufficio legale della FLC CGIL.

Cosa cambia nei quadri orari: le modifiche concrete

Il decreto ridisegna il curricolo degli istituti tecnici attorno a due macro-aree:

  1. Area di istruzione generale: comprende le materie comuni a tutti gli indirizzi (italiano, storia, matematica, scienze, lingue straniere).
  2. Area di indirizzo: cresce progressivamente nel triennio, con materie tecnico-professionali legate ai settori produttivi.

Il riequilibrio tra le due aree è il cuore della riforma, e anche il punto più contestato.

Meno ore di italiano

Nel triennio (classi terza, quarta e quinta), le ore settimanali di Italiano potrebbero scendere da quattro a tre in alcuni indirizzi, a seconda della configurazione del curricolo adottata dalla singola scuola. Si tratta di una riduzione significativa per una materia che è al centro della formazione culturale e dell'esame di Stato.

Scienze dimezzate nel biennio

Il taglio più drastico riguarda le materie scientifiche nel biennio. Chimica, fisica, scienze e geografia vedono dimezzato il monte orario rispetto ai quadri orari precedenti, a vantaggio delle discipline tecnico-professionali. La geografia in alcuni indirizzi scende a una sola ora settimanale.

Smantellamento del biennio comune

Uno degli elementi più criticati è la fine del biennio comune tra i vari indirizzi dello stesso istituto tecnico. Fino ad ora, il primo e il secondo anno prevedevano un tronco condiviso di materie che permetteva agli studenti, se necessario, di cambiare indirizzo senza perdere l'anno. La riforma introduce dal biennio iniziale insegnamenti tecnico-professionali differenziati per indirizzo, riducendo questa flessibilità.

Alternanza scuola-lavoro anticipata a 15 anni

La riforma rafforza significativamente la collaborazione con il mondo del lavoro. I Percorsi per le Competenze Trasversali e l'Orientamento (PCTO), la vecchia alternanza scuola-lavoro, vengono rafforzati e anticipati. Secondo le contestazioni dei sindacati, la formazione pratica in azienda inizierà già in seconda classe, quindi a 15 anni, senza che gli studenti abbiano ancora completato un percorso formativo adeguato.

Esperti aziendali in aula senza formazione pedagogica

La riforma prevede la possibilità di introdurre in aula esperti provenienti dalle aziende per integrare le competenze dei docenti. Il punto controverso è che questi esperti non hanno alcuna formazione pedagogica e didattica obbligatoria: sono professionisti del settore produttivo, non insegnanti. I sindacati denunciano il rischio di un abbassamento della qualità didattica e di una confusione di ruoli all'interno della classe.

Titoli non più comparabili

La frammentazione degli indirizzi e la personalizzazione spinta dei curricoli rischiano di produrre diplomi con contenuti molto diversi tra un istituto e l'altro, anche all'interno dello stesso indirizzo tecnico. Questo renderebbe i titoli di studio meno comparabili ai fini dell'accesso all'università o al mondo del lavoro.

La quota di flessibilità

Il decreto introduce un pacchetto di ore settimanali a disposizione delle scuole (distribuito in 2+2+3+3+7 ore dalla prima alla quinta classe) che gli istituti devono obbligatoriamente destinare all'area di indirizzo. Questo significa che la personalizzazione non è opzionale: ogni scuola deve ridurre l'area generale per fare spazio a quella tecnico-professionale, ma lo fa in modo autonomo, generando differenze anche significative tra un istituto e un altro.


Il principio di legittimo affidamento: perché conta

Il cuore giuridico del ricorso è il principio del legittimo affidamento, un principio fondamentale del diritto amministrativo italiano ed europeo.

In sintesi: quando un cittadino compie una scelta sulla base di un atto della pubblica amministrazione (in questo caso, l'offerta formativa pubblicata dall'istituto tecnico), la PA non può poi modificare retroattivamente o con effetto immediato le condizioni che hanno determinato quella scelta, senza che il cittadino abbia avuto la possibilità di adeguarsi.

Nel caso della riforma degli istituti tecnici, le famiglie sostengono che:

  1. Hanno scelto l'istituto tecnico sulla base del PTOF in vigore durante il periodo di orientamento (ottobre 2025 - gennaio 2026).
  2. Il DM 29/2026 ha modificato radicalmente quell'offerta formativa dopo la chiusura delle iscrizioni.
  3. Le famiglie non avevano la possibilità di cambiare scelta perché il decreto è stato firmato l'ultimo giorno utile per le iscrizioni.
  4. I loro figli si troveranno a frequentare un corso di studi profondamente diverso da quello scelto.

Il ricorso contesta anche la violazione del principio di irretroattività dell'azione amministrativa: un atto che modifica le condizioni di un percorso formativo già avviato (attraverso l'iscrizione) non può applicarsi a chi ha già compiuto la propria scelta in buona fede.


Il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica

Il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica è uno strumento giuridico previsto dall'ordinamento italiano (D.P.R. 1199/1971) che permette ai cittadini di impugnare atti amministrativi davanti al Capo dello Stato, come alternativa al ricorso al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale).

È un procedimento più lungo ma meno costoso del TAR, e per questo viene spesso usato in azioni di tipo collettivo. Nel caso della riforma degli istituti tecnici, il ricorso è stato depositato il 25 giugno 2026 su mandato di centinaia di genitori, coordinati dalla Rete Nazionale degli Istituti Tecnici.

La FLC CGIL ha garantito il patrocinio legale gratuito per le famiglie, definendo la riforma "una violazione dei diritti fondamentali delle famiglie". I genitori chiedono:

  • L'annullamento del DM 29/2026 nella parte in cui modifica i quadri orari con effetto sulle iscrizioni già avvenute.
  • In alternativa, la sospensione cautelare del decreto in attesa della decisione definitiva, per consentire alle famiglie che lo desiderano di modificare la propria scelta.
  • Il riconoscimento della violazione del legittimo affidamento e del principio di irretroattività.

La posizione di FLC CGIL e degli altri sindacati

La FLC CGIL non si è limitata al sostegno legale. Il sindacato ha criticato nel merito la riforma, definendola "un progetto che taglia la cultura di base per fare degli istituti tecnici delle scuole di avviamento al lavoro".

Le principali obiezioni sindacali riguardano:

  • La riduzione delle materie umanistiche, ritenuta penalizzante per la formazione integrale dello studente.
  • Il taglio delle scienze nel biennio, che riduce le basi culturali necessarie per affrontare il triennio tecnico.
  • L'anticipazione dell'alternanza a 15 anni, che i sindacati considerano un'esposizione prematura degli studenti al mercato del lavoro, spesso senza le tutele adeguate.
  • L'ingresso di esperti aziendali privi di competenze pedagogiche, che mina la professionalità docente.
  • La mancanza di confronto: il decreto sarebbe stato elaborato senza un adeguato dialogo con le organizzazioni sindacali e le famiglie.

Il 7 maggio 2026 è stato indetto uno sciopero nazionale da Cobas Scuola, USB Pubblico Impiego e Cub Sur, con cortei in molte città italiane. La partecipazione ha coinvolto sia docenti che studenti degli istituti tecnici.


La risposta del Ministro Valditara

Il Ministro Valditara ha difeso la riforma affermando che il DM 29/2026 attua quanto previsto dalla Legge 121/2024, approvata dal Parlamento, e che l'obiettivo è allineare la formazione tecnica alle esigenze del sistema produttivo nazionale.

In un'intervista ai media, Valditara ha dichiarato di voler "attuare la riforma nel dialogo" e ha sottolineato i dati positivi: gli iscritti alla filiera quadriennale 4+2 per il 2026/2027 sono quasi raddoppiati, passando da 5.449 a oltre 10.500. Il Ministro ha indicato questa crescita come prova dell'interesse delle famiglie per il nuovo modello.

La posizione ministeriale è che la flessibilità è una risorsa, non un problema: le scuole potranno personalizzare l'offerta formativa in base alle esigenze del territorio, e la quota di ore a disposizione delle istituzioni scolastiche autonome è uno strumento di qualità, non di dequalificazione.


Il contesto: la filiera 4+2 (Legge 121/2024)

Per inquadrare correttamente il DM 29/2026, è necessario conoscere il provvedimento che lo ha generato.

La Legge n. 121 del 5 agosto 2024 ha istituito la filiera formativa tecnologico-professionale, nota come modello 4+2. Si tratta di un percorso alternativo al quinquennio tradizionale che prevede:

  • 4 anni di scuola secondaria con programmi rimodulati (percorso quadriennale).
  • 2 anni di ITS Academy (Istituti Tecnologici Superiori), alta specializzazione post-diploma.
  • Un diploma quadriennale riconosciuto per l'accesso all'università e spendibile nel mondo del lavoro.

La filiera 4+2 è partita in via sperimentale nel 2024/2025 con 5.449 studenti e ha visto quasi raddoppiare le adesioni nel 2026/2027 (oltre 20.000 studenti considerando tutti gli anni di corso).

Il DM 29/2026 riguarda però il percorso quinquennale tradizionale, non la filiera 4+2. Agisce sui quadri orari degli istituti tecnici standard per allinearli alla logica della riforma: più spazio alle competenze tecnico-professionali, meno alle discipline di base.


Il CSPI e le critiche istituzionali

Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI), organo consultivo del Ministero, ha espresso criticità significative sulla riforma, chiedendo una fase transitoria per il 2026/2027 che consentisse alle scuole di adeguarsi gradualmente e alle famiglie di compiere scelte informate.

Il CSPI ha segnalato in particolare:

  • La velocità dell'attuazione, giudicata eccessiva per un cambiamento strutturale di questa portata.
  • La mancanza di linee guida operative per le scuole, che si trovano a dover applicare il decreto senza indicazioni chiare.
  • Il rischio di discontinuità per gli studenti delle classi successive alla prima, che si troveranno a dover raccordare il vecchio e il nuovo curricolo.

Queste criticità istituzionali hanno rafforzato le ragioni delle famiglie nel ricorso: non si tratta solo di insoddisfazione personale, ma di obiezioni sollevate dallo stesso organo consultivo del Ministero.


Cosa succede adesso: i possibili scenari

Il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica del 25 giugno 2026 apre diversi scenari possibili:

Scenario 1: sospensione cautelare

Le famiglie potrebbero ottenere dal Consiglio di Stato (che istruisce il ricorso straordinario) una misura cautelare di sospensione del DM 29/2026 in attesa della decisione definitiva. In questo caso, le scuole tornerebbero ai quadri orari precedenti per l'anno 2026/2027.

Scenario 2: accoglimento del ricorso

Il ricorso viene accolto nel merito, con annullamento totale o parziale del DM 29/2026. Il Ministero sarebbe obbligato a ridefinire i quadri orari, eventualmente con una fase transitoria che tuteli le famiglie che si sono iscritte in buona fede.

Scenario 3: rigetto del ricorso

Il ricorso viene rigettato e la riforma entra in vigore come previsto a settembre 2026. In questo caso, le famiglie potranno valutare il ricorso al TAR come alternativa.

Scenario 4: modifica ministeriale preventiva

Il Ministero, per evitare un contenzioso di larga scala, potrebbe intervenire autonomamente con un decreto correttivo che preveda una fase transitoria, limitando l'applicazione del DM 29/2026 alle future iscrizioni (2027/2028) anziché all'anno in corso.


Cosa fare se tuo figlio è iscritto a un istituto tecnico per il 2026/2027

Se tuo figlio ha già completato l'iscrizione a un istituto tecnico per il prossimo anno scolastico, ecco cosa puoi fare:

1. Verifica il PTOF aggiornato

Contatta la scuola e chiedi il Piano dell'Offerta Formativa Triennale aggiornato al DM 29/2026. Ogni istituto sta adottando i nuovi quadri orari in modo parzialmente autonomo: le ore di flessibilità permettono scelte diverse tra un istituto e un altro. Potresti scoprire che la tua scuola ha applicato le modifiche in modo più o meno incisivo.

2. Partecipa alle riunioni del Consiglio di Classe

Il Consiglio di Classe è il luogo in cui le famiglie hanno voce in capitolo sull'offerta formativa. I rappresentanti dei genitori possono sollevare le problematiche legate alla riforma e chiedere spiegazioni alla dirigenza.

3. Contatta FLC CGIL per il ricorso

Se vuoi aderire al ricorso straordinario o a eventuali azioni successive, puoi contattare l'ufficio legale della FLC CGIL. L'assistenza è gratuita per le famiglie che aderiscono tramite la rete sindacale.

4. Tieni d'occhio i comunicati del Ministero

Nei prossimi mesi potrebbero uscire circolari ministeriali o linee guida che precisano l'applicazione del DM 29/2026. Seguire i canali ufficiali del MIM e i siti di informazione scolastica ti permette di essere aggiornato in tempo reale sugli sviluppi del ricorso e sulle eventuali modifiche alla riforma.

5. Valuta il cambio di istituto o indirizzo

Se dopo aver verificato i nuovi quadri orari ritieni che la scuola scelta non corrisponda più alle tue aspettative, hai ancora alcuni mesi prima dell'inizio dell'anno scolastico per valutare un cambio. Consulta la segreteria scolastica per capire se sono ancora disponibili posti in altri istituti o indirizzi. Ricorda che il calendario scolastico 2026/2027 inizierà a settembre: i tempi per una decisione sono stretti ma non ancora esauriti.


La riforma e il PNRR: il contesto europeo

Non si può leggere il DM 29/2026 senza considerare il contesto in cui è nato. La riforma degli istituti tecnici fa parte di una spinta più ampia verso la digitalizzazione e la qualificazione professionale finanziata anche attraverso il PNRR.

L'obiettivo europeo è avvicinare la formazione scolastica al mercato del lavoro, ridurre il mismatch tra competenze richieste dalle imprese e quelle offerte dai diplomati, e aumentare il numero di studenti che completano percorsi tecnico-professionali di alta qualità.

L'Italia ha una quota di tecnici diplomati inferiore alla media europea e una difficoltà strutturale nel reclutare figure specializzate in ambito industriale, informatico e delle nuove tecnologie. Il modello 4+2 e la revisione dei quadri orari degli istituti tecnici si inseriscono in questa strategia.

Il problema, secondo i critici, è che la velocità dell'attuazione non ha consentito un'adeguata transizione, scaricando sui singoli studenti iscritti nel 2026/2027 il costo di un cambiamento sistemico che avrebbe dovuto essere graduale.


Il dibattito più profondo: scuola di cultura o scuola di lavoro?

Dietro la vicenda tecnica del DM 29/2026 e del ricorso al Quirinale si apre una questione educativa molto più ampia: qual è la missione di un istituto tecnico?

La posizione ministeriale è che gli istituti tecnici devono formare professionisti competenti e occupabili, in dialogo costante con il sistema produttivo. La riduzione delle materie di base a favore di quelle tecnico-professionali è coerente con questo obiettivo.

La posizione dei critici, condivisa da molti docenti, genitori e sindacati, è che la formazione tecnica di qualità non può prescindere da una solida cultura di base. L'italiano, la matematica, le scienze, la storia non sono orpelli decorativi: sono gli strumenti che permettono al futuro tecnico di capire il contesto in cui opera, di aggiornarsi autonomamente nel corso della vita lavorativa, di sviluppare pensiero critico.

Il confronto tra metodologie didattiche innovative come il CLIL e la didattica laboratoriale mostra che è possibile coniugare qualità tecnica e formazione integrale, senza necessariamente tagliare le ore di italiano o di scienze. La domanda che rimane aperta è se la riforma abbia trovato il giusto equilibrio, o se abbia privilegiato un modello troppo sbilanciato verso le esigenze immediate del mercato.


Domande frequenti

Il decreto si applica anche a chi è già frequentante il secondo anno o anni superiori?
No. Il DM 29/2026 si applica solo alle classi prime dell'anno scolastico 2026/2027. Chi è già in seconda, terza, quarta o quinta prosegue con i quadri orari precedenti.

Il ricorso al Colle sospende automaticamente il decreto?
No. Il ricorso straordinario non ha effetto sospensivo automatico. La sospensione può essere richiesta come misura cautelare, ma deve essere concessa dal Consiglio di Stato.

La filiera 4+2 è la stessa cosa del percorso quinquennale riformato?
No. Sono due percorsi distinti. La filiera 4+2 è un percorso quadriennale sperimentale che porta a diploma e poi a ITS Academy. Il percorso quinquennale tradizionale resta tale, ma con i nuovi quadri orari del DM 29/2026.

Mio figlio potrà ancora accedere all'università con il diploma di istituto tecnico?
Sì. La riforma non cambia i requisiti di accesso all'università. Il diploma quinquennale degli istituti tecnici continua ad abilitare all'iscrizione a tutti i corsi universitari.

Dove posso trovare i nuovi quadri orari del mio indirizzo?
Sul sito ufficiale del MIM (mim.gov.it) e nel portale della tua scuola, dove il PTOF aggiornato dovrebbe essere pubblicato entro l'inizio dell'anno scolastico.


Conclusione

La vicenda del DM 29/2026 e del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica è un caso emblematico delle tensioni che si creano quando una riforma strutturale del sistema scolastico viene attuata senza una fase transitoria adeguata.

Le famiglie non stanno contestando, nella maggior parte dei casi, il merito della riforma in quanto tale. Stanno contestando il metodo: cambiare le regole del gioco quando il gioco è già iniziato, quando le scelte sono già state compiute, quando i ragazzi hanno già scelto la loro scuola.

Il principio di legittimo affidamento non è una tecnicità giuridica: è la traduzione in diritto di un concetto elementare di fiducia tra lo Stato e i cittadini. Se una famiglia sceglie un istituto tecnico sulla base di un'offerta formativa, ha diritto ad aspettarsi che quella scelta venga rispettata.

Nei prossimi mesi la decisione del Consiglio di Stato sul ricorso e gli eventuali interventi correttivi del Ministero diranno se questo principio sarà tutelato. Nel frattempo, le famiglie degli studenti iscritti ai tecnici per il 2026/2027 si trovano in una condizione di incertezza che nessuna riforma scolastica dovrebbe produrre.


Aggiornato al 29 giugno 2026. Per le ultime novità sulle iscrizioni scolastiche e il calendario scolastico 2026/2027, segui ScuolaeConcorsi.