Quando un bambino o un ragazzo riceve una certificazione di DSA (disturbo specifico dell'apprendimento) o viene identificato come BES (bisogno educativo speciale) dalla scuola, la famiglia entra in contatto con un acronimo che spesso intimorisce: PDP, Piano Didattico Personalizzato.
Il PDP è il documento che traduce sul piano didattico quotidiano la Legge 170/2010 sui DSA e la Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 sui BES: un piano scritto, condiviso tra scuola e famiglia, che stabilisce strumenti compensativi e misure dispensative per garantire allo studente il diritto al successo formativo, mantenendo intatti gli obiettivi educativi della classe.
Questa guida spiega cos'è il PDP, chi lo redige, cosa contiene, come si fa a farlo applicare correttamente e cosa fare se qualcosa non funziona.
Cos'è il PDP e a cosa serve
Il Piano Didattico Personalizzato è un documento scolastico ufficiale che descrive il percorso didattico personalizzato per uno studente con difficoltà specifiche. Non è un programma a parte, né un percorso "facilitato": è una serie di strategie e strumenti che permettono allo studente di raggiungere gli stessi obiettivi della classe seguendo modalità diverse.
La differenza fondamentale rispetto al PEI (Piano Educativo Individualizzato, per studenti con disabilità certificata ai sensi della Legge 104) è questa: il PEI può prevedere obiettivi diversi e ridotti rispetto alla classe; il PDP mantiene gli obiettivi standard ma personalizza il modo di raggiungerli.
Il PDP è la traduzione operativa di quattro diritti fondamentali sanciti dalla normativa:
- diritto a un percorso individualizzato che valorizzi le potenzialità;
- diritto a usare strumenti compensativi per le abilità deficitarie;
- diritto a misure dispensative dalle prestazioni non essenziali al raggiungimento dell'obiettivo;
- diritto a una valutazione personalizzata che tenga conto del disturbo.
Quando è obbligatorio e quando è discrezionale
La differenza è cruciale per le famiglie:
- Per gli studenti con DSA certificati (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia), il PDP è obbligatorio. La famiglia non deve "chiederlo": la scuola è tenuta a redigerlo entro il primo trimestre dall'inizio dell'anno scolastico, o entro 3 mesi dalla consegna della certificazione se questa arriva durante l'anno.
- Per gli studenti con BES non certificati (svantaggio socio-economico, linguistico-culturale, difficoltà transitorie di apprendimento), il PDP è discrezionale. È il Consiglio di Classe che, valutate le evidenze pedagogiche, decide se attivarlo. La famiglia può segnalare difficoltà, ma la decisione finale è collegiale e non automatica.
Per i BES con diagnosi clinica diversa da DSA ma comunque significativa (es. ADHD, disturbo del linguaggio), il PDP è considerato fortemente raccomandato ma non strettamente obbligatorio. Molte scuole lo redigono comunque per allineamento con la prassi di equità inclusiva.
Chi lo scrive e chi lo firma
Il PDP non è scritto da una sola persona: è il risultato di una co-progettazione.
- Consiglio di Classe (alle medie e superiori) o équipe pedagogica (alle primarie): è il soggetto che redige materialmente il documento, partendo dalla diagnosi e dall'osservazione in classe.
- Famiglia: contribuisce con informazioni sul percorso pregresso, sui punti di forza e sulle difficoltà osservate a casa. Firma il documento per condivisione.
- Specialisti (logopedista, neuropsichiatra, psicologo): se la famiglia li sta seguendo privatamente o tramite ASL, le loro indicazioni vengono integrate nel piano (di solito tramite una relazione allegata).
- Studente: nei livelli scolastici più alti (medie e superiori) viene coinvolto direttamente, perché sia consapevole degli strumenti che ha a disposizione.
La firma finale del PDP è del Dirigente Scolastico. Una copia rimane nel fascicolo dello studente, una copia va alla famiglia.
Cosa contiene un PDP fatto bene
Un PDP ben fatto si articola in cinque sezioni principali:
1. Dati anagrafici e diagnostici
Generalità dello studente, data e tipo di certificazione (DSA con specificazione del tipo di disturbo, oppure motivazione del BES), specialista certificante, classe frequentata.
2. Profilo dinamico-funzionale
Descrizione discorsiva e non clinica dei punti di forza e di debolezza dello studente. Non si tratta di una lista di "cose che non sa fare", ma di una fotografia operativa: come legge, come scrive, come fa di calcolo, come si concentra, come gestisce le verifiche, come interagisce in classe.
3. Strumenti compensativi
Sono mezzi che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell'abilità deficitaria, senza modificare gli obiettivi. Esempi tipici:
- Mappe concettuali e schemi preparati dallo studente in autonomia o forniti dal docente.
- Calcolatrice (anche su tablet) per la discalculia.
- Computer con programma di videoscrittura, correttore ortografico e sintesi vocale per disgrafia/disortografia.
- Audio-libri o testi digitali per la dislessia.
- Tavole di consultazione per formule, tabelle, regole grammaticali.
- Registratore per riascoltare la lezione (con il permesso del docente).
- Pre-organizzatori grafici (timeline, diagrammi) per orientare lo studio.
4. Misure dispensative
Sono dispense da prestazioni che, per il disturbo, non sono significative per misurare l'apprendimento e che generano stress sproporzionato. Esempi tipici:
- Esonero dalla lettura ad alta voce in classe (per la dislessia).
- Riduzione del carico di compiti a casa per il ragazzo che già impiega molto più tempo dei pari.
- Tempi aggiuntivi (in genere +30% del tempo standard) per verifiche scritte e interrogazioni.
- Interrogazioni programmate (lo studente sa quando sarà interrogato e su cosa).
- Valutazione contenuto, non forma: nei testi scritti si valuta il contenuto, non gli errori ortografici.
- Dispensa dallo studio mnemonico di tabelline, poesie, vocaboli (sostituito da tavole di consultazione).
- Verifiche orali al posto di scritte (o viceversa, in base al disturbo).
5. Criteri di valutazione personalizzata
La sezione dove si scrive come la scuola valuterà lo studente in modo coerente con il PDP: pesi diversi sui parametri, esclusione di alcuni indicatori, focus sull'evoluzione personale piuttosto che sul confronto con la classe.
Cosa NON deve fare un PDP
Un PDP fatto male può creare più problemi di quanti ne risolva. Tre errori comuni:
- Copia-incolla generico: lo stesso PDP applicato a tre studenti con DSA diversi non funziona. Ogni studente ha un profilo unico.
- Lista della spesa di compensativi: scrivere "concesso uso di computer, calcolatrice, mappe" senza specificare quando, come e per quali materie è inutile. Il PDP deve dire come si applica in classe.
- Dispense dal programma: il PDP NON può ridurre i contenuti del programma. Se lo fa, è un altro documento (PEI) o un errore.
Se ti accorgi che il PDP di tuo figlio è generico o sbagliato, hai il diritto di chiedere un incontro col Consiglio di Classe per rivederlo. Non sei un genitore "rompiscatole": stai esercitando un diritto della Legge 170.
Il rinnovo annuale
Il PDP dura un anno scolastico ed è rinnovato ogni anno. Il rinnovo non è una formalità: prevede una revisione in cui si valutano i progressi, l'efficacia degli strumenti applicati, le nuove difficoltà emerse e l'eventuale modifica delle misure.
Il rinnovo va fatto entro novembre dell'anno scolastico successivo. Se la scuola ritarda o "ricicla" il PDP dell'anno prima senza valutarlo, la famiglia ha diritto a chiedere un riesame formale.
Quando lo studente cambia ordine di scuola (es. dalla primaria alla media, dalla media al biennio), il PDP non si trasferisce automaticamente: la scuola di destinazione redige un nuovo PDP, basandosi sul precedente come riferimento. La continuità informativa è responsabilità della scuola, ma è prudente che la famiglia consegni copia del PDP al primo Consiglio di Classe utile.
Cosa fare se la scuola non collabora
Purtroppo non è raro. Alcune scuole vivono il PDP come un peso burocratico e applicano gli strumenti compensativi in modo discontinuo, oppure i singoli docenti decidono autonomamente di "non concedere" le misure previste.
In caso di problemi:
- Parlane prima col docente coordinatore della classe, chiedendo un incontro formale. Documenta tutto per iscritto (anche solo via mail).
- Se non si risolve, scrivi al Dirigente Scolastico chiedendo l'applicazione corretta del PDP. Il Dirigente è responsabile dell'attuazione.
- Coinvolgi le associazioni di settore (AID, Associazione Italiana Dislessia, ha sedi regionali con consulenti legali a tariffe accessibili).
- Come extrema ratio, segnalazione all'USR (Ufficio Scolastico Regionale) della tua regione, che può intervenire in caso di violazione manifesta della Legge 170.
Il PDP è un diritto, non un favore. La normativa è dalla parte della famiglia.
Verificato al 24 maggio 2026. Per la diagnosi DSA, fa fede esclusivamente la certificazione rilasciata da Servizio Sanitario Nazionale (NPI di ASL o equipe accreditata).
Sullo stesso tema: Scuola secondaria di primo grado in Italia: guida completa 2026 su struttura, materie, valutazione ed esami.
Fonti e riferimenti normativi
- Legge 8 ottobre 2010, n. 170: "Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico". Base normativa principale.
- Decreto Ministeriale n. 5669 del 12 luglio 2011: "Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con DSA". Documento operativo che fissa la struttura del PDP.
- Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012: "Strumenti d'intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l'inclusione scolastica" (BES).
- Circolare Ministeriale n. 8 del 6 marzo 2013: "Indicazioni operative" sulla direttiva BES.
- Legge 104/1992: quadro generale sulla disabilità (rilevante per la distinzione tra PEI e PDP).
Le linee guida MIM aggiornate per la scuola inclusiva sono disponibili sul portale istruzione.it. Per consulenza specifica si raccomanda di rivolgersi a AID (Associazione Italiana Dislessia) o ad altre associazioni di settore presenti sul territorio.