L'intelligenza artificiale è entrata stabilmente nelle scuole italiane. Quasi nessun docente, oggi, non ha mai usato ChatGPT, Claude o Gemini per preparare una verifica, riassumere un testo, generare esercizi. Per dare un quadro normativo a una pratica che era diventata diffusa ma anarchica, il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha pubblicato il 9 agosto 2025 le Linee Guida per l'introduzione dell'Intelligenza Artificiale nella scuola.

Il documento, circa 60 pagine, recepisce le raccomandazioni UNESCO 2023, si allinea all'AI Act europeo (Regolamento UE 2024/1689, entrato in piena applicazione progressivamente fino ad agosto 2026) e definisce un quadro che ogni scuola deve declinare al proprio interno entro l'anno scolastico 2025/2026.

Ecco cosa cambia per docenti, dirigenti e famiglie.

Il quadro normativo a tre livelli

Le scuole italiane si trovano ora a presidiare tre livelli normativi sovrapposti in materia di IA:

  1. GDPR (Regolamento UE 2016/679): protezione dei dati personali, in particolare quelli degli studenti minorenni.
  2. AI Act (Regolamento UE 2024/1689): quadro europeo sui sistemi di IA, con classificazione del rischio e obblighi specifici per i sistemi ad "alto rischio" (alcuni casi d'uso scolastico vi rientrano).
  3. Linee Guida MIM del 9 agosto 2025: declinazione italiana per il sistema scolastico, con orientamenti operativi.

L'errore più frequente è considerare le linee guida MIM come l'unica fonte: in realtà sono il terzo livello, e devono convivere con il GDPR (sempre prioritario, per i dati personali) e con l'AI Act (che fissa la classificazione di rischio dei sistemi usati).

Cosa dicono le Linee Guida MIM ai docenti

Le linee guida non vietano l'uso dell'IA da parte dei docenti: al contrario, lo incoraggiano esplicitamente come strumento di supporto professionale. Le aree di uso consigliato sono:

  • Progettazione di percorsi didattici personalizzati, sfruttando l'IA per generare varianti per livelli diversi.
  • Creazione di materiali differenziati per alunni con BES, DSA, plusdotazione, ecc.
  • Generazione di esempi, esercizi supplementari, simulazioni per consolidare contenuti.
  • Riassunto e rielaborazione di testi per renderli accessibili a diversi livelli di lettura.
  • Supporto alla valutazione formativa (NON sommativa: il voto resta esclusiva del docente).

Ma c'è un confine netto, ed è il trattamento dei dati personali degli studenti.

Il confine del GDPR: cosa non si può fare con i chatbot pubblici

Il punto cruciale, e quello dove le scuole sbagliano più spesso, è questo: le chat pubbliche di ChatGPT, Claude, Gemini, Copilot non sono ambienti GDPR-compatibili per default.

Se un docente carica in ChatGPT un compito scritto di Maria Rossi della 3A per "farglielo correggere automaticamente", sta:

  • comunicando dati personali (nome, classe, scuola se contestualmente indicati) di una minore a un fornitore extra-UE;
  • nella maggior parte dei casi consentendo al fornitore di usare quei dati per il training del modello (a meno di settings opt-out specifici);
  • senza aver acquisito consenso esplicito dalla famiglia (necessario per i minori di 14 anni, raccomandato per gli altri).

È una violazione del GDPR sanzionabile dal Garante Privacy con multe fino al 4% del fatturato (improbabile per le scuole, ma comunque rilevante a livello reputazionale e disciplinare).

Cosa fare quindi? Tre strategie pratiche:

  1. Lavorare in modalità anonima: rimuovere nomi, classi, dettagli identificativi prima di incollare un testo. Trasformare "Maria Rossi" in "Studentessa A".
  2. Usare strumenti contrattualizzati dalla scuola con tutele GDPR esplicite (es. Microsoft Copilot per Education con tenant scolastico, Google for Education con AI integrato). In questi casi il fornitore ha già firmato contratto da Responsabile del Trattamento.
  3. Attivare i settings di privacy delle chat pubbliche: disattivare il training sui propri dati (su ChatGPT lo trovi in Settings → Data Controls → Improve the model). NON risolve completamente ma è il minimo.

Le azioni richieste a ogni scuola

Le linee guida MIM impongono ai Dirigenti Scolastici tre azioni concrete da completare entro l'a.s. 2025/2026:

1. AI Acceptable Use Policy

Ogni scuola deve approvare formalmente in Consiglio di Istituto una "Policy di uso accettabile dell'IA" che definisca:

  • Quali strumenti IA sono autorizzati per quale uso (didattica, amministrazione, comunicazione).
  • Quali dati possono essere trattati con ciascuno strumento.
  • Come gli studenti sono informati dell'uso dell'IA e come è raccolto il consenso quando necessario.
  • Le sanzioni interne per uso non conforme.

La policy deve essere comunicata a docenti, ATA, studenti e famiglie tramite circolare e pubblicazione sul sito della scuola. Molti modelli sono già disponibili sulle reti USR e su Indire.

2. Referente AI interno

Va nominato un referente AI all'interno del personale docente o amministrativo. Le sue funzioni:

  • Monitorare l'evoluzione normativa.
  • Supportare colleghi su questioni operative (es. "posso usare ChatGPT per questo?").
  • Tenere il registro degli strumenti IA in uso.
  • Interfacciarsi con il DPO (Data Protection Officer) della scuola per le valutazioni GDPR.

Spesso il referente AI coincide con l'animatore digitale dell'istituto. È una scelta razionale.

3. Formazione obbligatoria del personale

Il Piano di Formazione del Personale annuale deve includere moduli specifici sull'IA per tutti i profili professionali. Non solo docenti: anche ATA che usano strumenti IA per gestione documentale (es. trascrizione audio, sintesi di mail), DSGA per contabilità con assistenti IA, segreterie per protocolli con classificatori automatici.

Le ore di formazione IA rientrano nelle 25 ore annuali obbligatorie del CCNL e possono essere coperte da corsi MIM gratuiti su piattaforma SOFIA, Indire e altri enti accreditati.

Cosa cambia per gli studenti

Gli studenti possono usare l'IA, ma con regole. Le linee guida distinguono tre fasce d'età:

  • Scuola dell'infanzia e primaria: uso solo mediato dal docente. Non si introducono account personali ChatGPT/Gemini agli alunni. Il docente può usare l'IA come "amplificatore didattico" davanti alla classe, ma non delegarla ai bambini.
  • Scuola secondaria di I grado: uso autonomo guidato. Gli studenti possono usare strumenti IA per studio, ma con account scolastici (non personali) e dietro istruzione del docente.
  • Scuola secondaria di II grado: uso autonomo responsabilizzato. L'IA è uno strumento di studio come la calcolatrice. Lo studente deve essere formato a riconoscerne i limiti (allucinazioni, bias, fonti non verificate) e a citarla correttamente nei lavori.

In tutti i gradi è raccomandata la citazione esplicita dell'uso dell'IA in compiti, ricerche e tesine. Vale anche per gli orali di Maturità: chi ha usato ChatGPT per la tesina e lo nasconde, se scoperto, può vedersi penalizzata la prova orale.

Le novità in arrivo (entro agosto 2026)

L'AI Act entra in applicazione a tappe progressive. Dal 2 febbraio 2025 sono vietati gli usi a rischio inaccettabile (es. scoring sociale basato su IA). Dal 2 agosto 2025 sono entrati in vigore gli obblighi per i modelli di IA general-purpose (come GPT, Claude, Gemini). Dal 2 agosto 2026 scattano gli obblighi specifici per i sistemi ad alto rischio.

Per il mondo scolastico sono particolarmente rilevanti:

  • I sistemi di IA usati per valutare studenti sono classificati come "alto rischio" e dovranno rispettare requisiti stringenti (trasparenza, sorveglianza umana, documentazione tecnica). Se la tua scuola usa un sistema IA per attribuire voti automatici, dovrà essere riconfigurato o sostituito.
  • I sistemi di IA per proctoring (sorveglianza durante le verifiche, riconoscimento facciale, monitoraggio comportamentale) sono nella stessa categoria.
  • I chatbot generici (ChatGPT, Gemini) ricadono negli obblighi general-purpose: trasparenza sui dati di training, marcatura dei contenuti generati artificialmente, segnalazione dei sistemi ad alto rischio fra le destinazioni d'uso.

Le scuole hanno tempo fino al 2 agosto 2026 per mettersi in conformità con il livello alto rischio. È prudente iniziare l'inventario dei sistemi IA usati ora.

Cosa fare adesso

Per un docente che vuole usare l'IA in modo corretto, da subito:

  • Leggi le linee guida MIM (sono 60 pagine ma scritte in modo accessibile). Il documento è su mim.gov.it.
  • Verifica se la tua scuola ha approvato la AI Acceptable Use Policy. Se non l'ha fatto, sollecita il referente o il dirigente.
  • Disattiva il training sui tuoi dati in ChatGPT/Claude/Gemini (Settings → Data Controls). Lo si fa una volta, vale per sempre.
  • Anonimizza sempre i contenuti prima di passarli a un chatbot pubblico: niente nomi di studenti, niente codici di classe identificabili.
  • Forma te stesso: i corsi gratuiti SOFIA su "IA per la didattica" sono accreditati e ben fatti.
  • Cita l'uso dell'IA quando produci materiali. È un'abitudine professionale, oltre che un dovere etico.

Verificato al 24 maggio 2026. Lo scenario normativo è in evoluzione: l'AI Act entra in piena applicazione il 2 agosto 2026 e il MIM ha annunciato linee guida aggiornate entro fine 2026.

Fonti e riferimenti normativi

  • Linee Guida MIM per l'introduzione dell'Intelligenza Artificiale nella scuola, 9 agosto 2025: documento principale.
  • Regolamento UE 2024/1689 (AI Act): quadro europeo sui sistemi di intelligenza artificiale.
  • Regolamento UE 2016/679 (GDPR): protezione dei dati personali.
  • Raccomandazioni UNESCO sull'IA generativa nell'istruzione e nella ricerca, 2023: fonte ispiratrice delle linee guida MIM.
  • Provvedimenti del Garante Privacy sulla scuola e sull'IA, in particolare la pronuncia del 30 marzo 2023 su ChatGPT.

Le risorse formative gratuite sono disponibili sulla piattaforma SOFIA del MIM e su Indire. Per approfondimenti tecnici, fieradidacta.indire.it ospita ogni anno workshop dedicati all'IA nella scuola.